Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
carissimi fratelli e sorelle di tante fedi diverse,
da Assisi, terra di san Francesco, vi raggiungiamo con una richiesta che nasce dall’ascolto del grido dei poveri e dalla consapevolezza che oggi una delle forme più dure di oppressione passa attraverso il peso di un debito che soffoca interi popoli.
Milioni di persone vivono in Paesi schiacciati da obblighi finanziari impossibili da sostenere. Risorse che potrebbero essere destinate alla scuola, alla sanità, al lavoro, alla tutela della vita e dell’ambiente vengono invece assorbite dal pagamento di interessi e vincoli che non concedono respiro. La miseria, lo sappiamo, è la peggiore delle guerre: una guerra silenziosa che non lascia spazio al futuro, impedisce di programmare lo sviluppo, spegne la speranza e costringe milioni di esseri umani a vivere senza dignità.
Per questo nell’appuntamento mensile del prossimo mercoledì 27 vi chiediamo di unirvi in un tempo di preghiera comune, ciascuno secondo la propria fede e la propria tradizione, affinché si convertano i cuori di coloro che hanno responsabilità politiche, economiche e finanziarie. Preghiamo perché prevalgano giustizia, compassione e lungimiranza; perché il profitto non venga prima della persona; perché il debito non continui a essere uno strumento di dominio ma si apra la strada a processi di liberazione, remissione e rinascita.
La preghiera, tuttavia, da sola non basta se non si accompagna a gesti concreti. Per questo vi invitiamo a costruire azioni, segni pubblici, campagne comuni e percorsi di sensibilizzazione che aiutino il mondo a comprendere l’urgenza di invertire questa tendenza che schiaccia e opprime. Le religioni possono ancora parlare alla coscienza dell’umanità e ricordare che nessuna economia è giusta se sacrifica i più fragili.
Assisi ci richiama alla radicalità del Vangelo vissuto da san Francesco, che annunciò il perdono come dono gratuito di Dio da replicare nelle relazioni umane. E proprio in nome di quel “per-dono” crediamo sia possibile invocare anche il “con-dono” del debito: non come gesto di elemosina, ma come scelta di giustizia e di pace.
Vi chiediamo di camminare insieme in questo appello spirituale e umano, perché nessun popolo sia più condannato a sopravvivere senza futuro.
Il Signore vi dia pace
Assisi, maggio 2026
+ Felice Accrocca, vescovo
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